
La campagna elettorale appena iniziata è sicuramente piena di contraddizioni così come lo è la politica italiana. Per troppi anni sono mancati punti di riferimento ed ideali che in passato hanno animato e dato un senso all’impegno di uomini e donne. Oggi occorre ridare un senso vero alla parola rappresentanza guardando alla condizione di bisogno in cui versano tanti cittadini. Per questa ragione fondamentale, credo che là dove ci siano ancora
precarietà,
disoccupazione,
emarginazione,
discriminazione ci deve essere un partito della sinistra forte ed autorevole che non faccia una scelta di comodo dicendo si a tutti ma che sia piuttosto “
di parte”. Nella condizione economica e sociale in cui viviamo non si può essere contemporaneamente dalla parte di chi estremizza l’idea di profitto e dalla parte di chi è debole e povero, dalla parte di chi vorrebbe comprimere i diritti fin quì conquistati e dalla parte di chi vorrebbe un paese più civile, dalla parte di chi vede il lavoro come una merce e dalla parte di chi muore per incidenti sul lavoro. Questo è il senso della
“scelta di parte” che in tanti abbiamo fatto e che speriamo possano cogliere in molti in questa tornata elettorale. La politica sembra essere diventata subalterna all’economia delle grandi transazioni finanziarie e dei grandi gruppi bancari, oggi occorre ripristinare il predominio della politica perchè si possano dare regole precise all’economia, eliminando le possibilità di concentrare il mercato nelle mani di pochi gruppi e dando spazio all’impresa sana nell’interesse di tutti ed in particolare dei consumatori che hanno visto dimezzarsi il loro potere d’acquisto. A queste ragioni di carattere generale occorre aggiungere le ragioni dei lucani che vivono in una grande depressione economica e sociale: l
a nostra terra prede ogni anno migliaia di giovani altamente specializzati per i quali ancora non si prevede un ritorno, altrettanti giovani, rimanti in Basilicata, si confrontano con una realtà di precarietà ed incertezza per il futuro. E’ ormai urgente
il tema del lavoro ed è insopportabile il sistema consolidato di clientelismo che rappresenta il più grande male della nostra terra: non è più tollerabile il sistema in base al quale per trovare lavoro si debba andare in giro con il cappello in mano per le segreterie dei politici. Occorre cambiare le modalità e le pratiche di creazione del consenso elettorale se si vuole dare
un futuro di speranza a questa regione. Con questo spirito ho accettato di esserci e, soprattutto, di essere a sinistra, il luogo in cui oggi trovano rappresentanza i problemi più gravi del presente ed il luogo dal quale parte la proposta più significativa per il futuro. Con grande spirito di sacrificio ma anche con grande orgoglio ho deciso di accettare la proposta di candidatura alla Camera dei Deputati che mi è stata avanzata dai compagni di Sinistra Democratica, compresi
Salvatore Capalbi,
Leo Madio e gli altri giovani compagni, verso i quali nutro un sentimento di grande stima e profondo affetto e con i quali tutti lavoreremo per far nascere e far crescere
La Sinistra L’Arcobaleno.
Con altrettanto orgoglio, essendo il più giovane della lista (29 anni), penso di rappresentare tutti quei giovani lucani che non ne possono più delle logiche obsolete che governano il nostro territorio e che vorrebbero un cambiamento “radicale” della politica.
Giuseppe Di Sanzo, meglio conosciuto come Peppone.
2 commenti:
Complimenti vivissimi per l'articolo e per la tua candidatura.
Giovani come Peppone sono un bene prezioso non solo per la Sinistra, ma per l'intera regione Basilicata.
Salvatore CAPALBI
Ciao Peppone!
Sono un compagno che ha condiviso l'esperienza della sinistra giovanile materana.
Seguo con passione i fatti che riguardano la nostra terra pur torvandomi altrove e spero in un buon riscontro a livello elettorale della sinistra arcobaleno.
Leggendo l' impostazione programmatica della lista con Berinotti presidente non ho potuto far almeno di notare la nobiltà delle intenzioni e degli obiettivi, specie in materia sociale e di lavoro.
Quello che tuttavia riscontro è una mancanza, nei punti del programma, di un serio piano di valutazione e rilancio dei temi economici e produttivi.
Senza una seria politica economica e di soluzioni produttive la redistribuzione, come sappiamo, resta poco più di un proclama ideologico(o ideale).
E' questo uno dei punti deboli del programma della sinistra che poco dice, a mio parere, dal punto di vista reale su una eventuale politica di sviluppo.
Quale formula utilizzare per ridare competitività al nostro "sistema paese"?
Quali i perni e le soluzioni tecniche per rivitalizzare e spronare la nascita di imprese?
Quali leve utilizzare per far decollare i settori qualificanti della economia regionale?
In definitiva esiste un modello di sviluppo tramite il quale presentare reali alternative di reddito, che magari passino per la promozione delle nostre peculiarità regionali(valorizzazione delle bellezze culturali e pesaggistiche, organizzazione dei servizi e della vivibilità, incentivazione di settori come l'alimentare, l' artigianato e manifatturiero)?
Esiste un interesse per lo sviluppo di distretti industriali e dunque un sistema locale autonomo ed in grado di cerare ed attrarre investimenti?
Senza tali contenuti, la sinistra rischia di restare una riserva di nostalgici e incompresi...magari con buone innenzioni ma incapaci di leggere la situazione odierna...la produttività non è solo nella "grande impresa" che è destinata ad un ruolo sempre più limitato dal punto di vista produttivo ma nelle piccole e medie imprese, è nelle piccole raltà che oggi si produce una buona parte del nostro PIL(e che meglio si riesce a resistere alla concorrenza delle merci internazionali)ma è anche quello il luogo dove aleggia lo spettro della precarietà e della deregolamentazione giuridica.
E' possibile immaginare un modello di sviluppo nel quale coesistano interesse alla innovazione, spazio per i soggetti più dinamici e rispetto dei diritti?
Non credo possa avere credito l' idea dell' "imprenditore illuminato" che conceda opportunità di lavoro ma credo che una intera comunità proponga proprie soluzioni che conferiscono la forza per le rivendicazioni(come le infrastrutture e il sostegno finanziario)...vogliamo lasciare la definizione del modello di sviluppo economico e sociale sostenibile al PD?
tommy
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