lunedì 31 marzo 2008

Nuovo sito

Comunichiamo la creazione di un nuovo sito, con più funzioni, de "I Giovani della SinistrArcobaleno di Matera".

www.sinistripensieri.altervista.org

Contribuite al confronto, con commenti, critiche, pareri.

Saluti fraterni

Sulla "nuova Sinistra" (di Leonardo Madio)


Come ben sapete, in passato ho aderito ai Democratici di Sinistra (o meglio, Sinistra Giovanile), salvo poi uscirne in occasione dell’ultimo congresso che ne ha decretato la fine e la sua confluenza nell’odierno Partito Democratico. Da allora mi sono avvicinato al movimento della Sinistra Democratica, affascinato dall’idea della costituzione di una nuova sinistra italiana, forte, unita, plurale, di parte. Dopo alcuni mesi di relativo abbandono della “vita partitica”, per motivi di tempo, studio e “lontananza” e di dedizione all’associazionismo, nell’ultimo periodo mi son riavvicinato “ai partiti“, nonostante nutra ancora un po’ di criticità nei confronti di un sistema politico vetusto, imbalsamato autoreferenziale.

Dagli Stati Generali, il “movimento” della sinistra ha iniziato un percorso, che per imminenti scadenze elettorali, ha dovuto subire una fortissima accelerazione. Un percorso travagliato, frutto di contraddizioni, di litigi futili su simboli, di scelte verticistiche. Un percorso fatto, però, anche di passione. Quella dei giovani. Quella di coloro che non hanno incarichi e che da un partito di sinistra, vero, cercano rappresentanza, tutele, stimoli. Quelli che credono che un partito di sinistra possa cambiare veramente le cose, ripartendo dalla legalità, dalla giustizia sociale, da un’etica della responsabilità, dalla formazione, dall’istruzione, dal lavoro, dai diritti. Il partito unico che io mi aspetto deve saper raccogliere queste istanze. Deve saper dire NO ai giochi di potere. Deve saper essere coerente con gli elettori. Deve essere aperto, orizzontale.

Ecco, forse non deve essere neanche un partito. Lontano dalla politica del mero “NO senza se e senza ma”, ma vicina a quella del “No, perchè. Deve essere una casa comune, un laboratorio in continua evoluzione e ricerca, dove ognuno porta il proprio bagaglio culturale fatto di passati “diversi” (comunista, ambientalista, socialista, movimentista) per un nuovo futuro comune, di cambiamento.

Dovrà essere un centro di aggregazione per quei giovani che vogliono impegnarsi e che si sentono “diversi”, che osteggiano il processo di omologazione e di qualunquismo in atto. Ed i giovani che vogliono impegnarsi ci sono, e ne sto conoscendo parecchi. Inutile, quindi, trincerarsi dietro futili steccati, nell’intento di coltivare piccoli orticelli. La SinistrArcobaleno mi affascina per questo, perché proprio fra i miei coetanei vedo la voglia di cambiare, di rivoluzionare il sistema e di continuare a gridare, ad urlare che un altro mondo è possibile.

Una società come questa, in cui si acuiscono le distanze fra pochi forti e tanti deboli, in cui l’ambiente è vituperato in una logica del perenne sfruttamento, in cui si mercifica il sapere, il lavoro, i diritti primarie, in cui la persona ne esce alienata, in cui la precarietà perenne (non solo quella del lavoro) non garantisce un futuro, in cui si è sempre gli uni contro gli altri in una logica becera della sopraffazione e della sfrenata concorrenza, in cui la criminalità organizzata è collusa con il potere, non ci piace, e vogliamo rivoltarla, rovesciarla. Saremo sognatori, diranno alcuni, ma non si può continuare cosi. Non possiamo più continuare a scappare, a cercare risposte altrove. Non possiamo accettare tutto perché imposto da una società che non funziona. Non possiamo, perché è ora di dire basta. E l’ora di riprenderci tutto ciò che ci hanno tolto. Rivogliamo tutto per invertire la rotta di una barca che poco a poco si riempie d’acqua. Una barca destinata ad affondare. Sto sognando? Stiamo sognando? No, coniughiamo utopia e progetto

In un panorama politico in forte mutamento, in cui vi è condivisione di intenti fra forze diverse che tendono al centro, cosi amato ma cosi vuoto di contenuti, di conflitti, Noi vogliamo una forza di parte. Una forza che fra uno stato laico ed uno confessionale, sceglie il primo. Una forza che non ha paura di affermare la propria diversità. Vogliamo una forza che sceglie di rappresentare, fra chi ha di più e chi ha di meno, quello che ha meno.

La nascita di un soggetto comune è cosa dura. I presupposti ci sono tutti. Noi ci siamo. I ragazzi della sinistra ci sono. Il popolo dei movimenti, dell’associazionismo, dell’antimafia sociale c’è ed aspetta risposte importanti da chi ha nelle mani non la sopravvivenza di una forza politica di sinistra, ma la nascita di una nuova sinistra di cambiamento, del XXI secolo. Mi aspetto molto dai leaders, anzi no… dai nostri compagn*. Mi aspetto che il 15 aprile non si faccia solo il conto dei voti, che sappiamo essere non moltissimi. Mi aspetto che ci si impegni seriamente, che non si butti alle ortiche l’entusiasmo di chi in questa campagna elettorale, sebbene scettico su alcuni punti (Io stesso lo sono su molti, molti ), ha dato il massimo, ci ha messo passione. Mi aspetto che tutto ciò non sia stato solo un cartello elettorale. Mi aspetto che chi ha giocato contro, chi ha strumentalizzato passioni e voglie di una società in cerca di rappresentanza, esca allo scoperto. Che ognuno si assuma la propria responsabilità.

Insomma, mi aspetto molto. E se le aspettative verranno deluse. Se non ci sarà il giusto coinvolgimento, il giusto impegno, l’ascolto della “base”, del popolo, di tutt* i compagn* saremo costretti a riflettere sulle nuove strategie da mettere in campo per portare avanti le nostre istanze di cambiamento.

dopo il diluvio, l’Arcobaleno … e io/noi l’aspettiamo, con fiducia, con speranza.

domenica 30 marzo 2008

APPELLO ALLA REGIONE BASILICATA E AL GOVERNO

Non riusciamo neppure ad immaginare quali siano le motivazioni che spingono le classi dirigenti a cedere alle multinazionali la sovranità su un territorio tanto vasto, con il rischio di una condanna a un miserabile destino, in cui le elemosine delle royalties petrolifere e delle sovvenzioni in aeternum potranno servire unicamente a portare impercettibili miglioramenti ad un irreversibile degrado ambientale, sociale e civile.
Siamo persuasi che le risorse naturali di un paese appartengano ai cittadini e vadano usate nel nell’interesse di tutti e, soprattutto, delle generazioni future. La popolazione lucana, che vive zone nelle quali le risorse naturali come l’acqua (si pensi che recentemente la COCA COLA ha acquisito le “Fonti del Vulture”), come quelle fossili (il petrolio e il metano) abbondano, invece di trarre beneficio da tale ricchezza, vede aumentare giorno per giorno la usa precarietà. In una logica in cui l’idea dello sfruttamento pervade di sé tutto, con violazione dei diritti all’informazione, corruzione, impoverimento delle campagne, assenza di futuro.
Esprimiamo la nostra solidarietà partecipe al Comitato lucano NO OIL e per le Energie Rinnovabili – costituito dalle associazioni e dai movimenti ambientalisti lucani e delle forze politiche della Sinistra d’alternativa – che sta cercando di far conoscere questa grave situazione di pericolo, ma incontra il silenzio delle istituzioni locali e nazionali. Il Comitato evidenzia la contraddizione che, da un lato, vede la Comunità Europea spronare i Paesi membri ad incrementare l’uso di energie rinnovabili e, dall’altro, l’Italia che dimezza gli obiettivi nazionali, tornando al passato. La Lucania – terra di scarsa densità demografica, di cospicue risorse d’acqua e giacimenti fossili – subisce questa contraddizione e, conseguentemente, il conflitto tra fonti di energia, ambiente e cultura locale è destinato a inasprirsi. La Basilicata – con il suo stato di estrema precarietà anche dei propri giovani – ha una storia debole innanzitutto perché è innanzitutto debole e precaria la condizione delle sue classe dirigenti, oramai avvitata su se stessa in una profonda crisi organica. Affrontare la precarietà è un’urgenza a cui bisogna mettere mano da subito, per contribuire a riportare questa regione nella storia. E, possibilmente, in una storia di avanzamento civile.

Che prospettiva potrà avere questa regione, se viene mutilata e brutalizzata persino nelle sue albe, nei suoi tramonti e nei suoi paesaggi?

Come accettare un destino, che è soprattutto fatto di fughe dalla Basilicata, di esodi paragonabili solo a quelli degli anni sessanta?

Lo stesso Mezzogiorno potrà avere un destino se ci sarà un ‘popolo del mezzogiorno’ che lo costruisce assieme alla politica ed ai governi. Il ruolo dei gruppi dirigenti deve essere quello di regolare e programmare, non potendo accettarsi una azione che, in una continua razionalizzazione dell’esistente, finisce con l’essere un fattore dell’accumulazione capitalistica, nell’intreccio perverso che si è determinato di mercificazione della politica e di politicizzazione dell’economia.

Tutto ciò, ovviamente, anche nella consapevolezza che la sfrenata corsa all’oro nero alimenta indirettamente la spirale scellerata della guerra.
Ecco, noi crediamo che tutto questo debba essere ricordato alle classi dirigenti. Che tutto questo debba essere appropriazione del popolo di Basilicata, affinché esso si riscuota ed esca dai processi di passivizzazione che il modello neoliberista imperante si porta dietro; affinché si contribuisca al prevalere di un interesse generale in grado di interpretare la storia, gli interessi e il destino di questa regione.
Noi speriamo di poter sostare ancora sulle rive dello Jonio e ammirare i paesaggi ritratti in tanta cinematografia d’autore; poter godere ancora quelle nitide luci catturate da Ortega e da Guerricchio, da Rosi e Arrabal; poter continuare a cogliere ancora gli smarrimenti di Levi e di Pasolini, cogliendo in questa parte del sud ‘tutti i sud del mondo’; poter ritrovare ancora la proverbiale convivialità che ha reso i lucani famosi in tutto il mondo. Non riusciamo proprio ad immaginare quel mare punteggiato di piattaforme per l’estrazione del petrolio, quei paesaggi, tratteggiati da Francesco Rosi, degradati per le mene egoistiche e miopi dei prepotenti.
Il Comitato NO OIL si è meritevolmente assunto un grande compito che ci auguriamo incontri una risposta responsabile di tutta la regione. È questo il senso di un appello scritto per la salvezza della Basilicata, raccogliendo adesioni anche al di fuori di essa.

Noi cittadini impegnati nella politica, nella cultura e nelle arti, nei lavori e nell’impresa, negli studi e nella ricerca non possiamo restare indifferenti o in silenzio dinanzi al pericolo di un vero e proprio annichilimento del destino dei cittadini della Basilicata per l’improvvida decisione di vincolare oltre il 60% dell’intero territorio lucano agli interessi delle Compagnie petrolifere.

Hanno aderito:

Dario Fo
Franca Rame
Gianni Ferrara (Ordinario di Diritto costituzionale all'università la Sapienza di Roma)
Citto Maselli (regista)
Pasquale Scimeca (regista)
Daniele Silvestri (cantautore)
Andrea Rivera (Comico, cantante, autore di stornelli, giornalista citofonico)
Francesco Di Giacomo (Banco del Mutuo Soccorso)
Ulderico Pesce (attore)
Rocco Barbaro (attore)
Massimo Serafini (segreteria nazionale di Legambiente)
Raffaella Misiti (Acustimantico)
Andrea Satta (Tetes de bois)
Andrea Pelini (Tetes de bois)
Piero Sansonetti (direttore del quotidiano Liberazione)
Pierluigi Sullo (direttore del settimanale Carta)
Alberto Burgio (Professore di Storia della Filosofia Moderna all'Università di Bologna)
Francesco Muciaccia (Otium Records- Bari)
Alessandro Langiu -(Attore - Taranto)
Rosapaeda (Gruppo Musicale - Bari)
Faraualla (Ensemble vocale femminile - Bari)
Dario Schepisi (Cantautore - Bari)
Maria Giaquinto (Cantante - Bari)
Maya Calamita (ATS L'acqua in testa - Bari)
Folkabbestia (Gruppo musicale - Bari)
Giuseppe Volpe (Omphalos music - Terlizzi Bari)
Daniele Trevisi (Time Zones - Bari)
A3 (Gruppo musicale - Terlizzi Bari)
Manuela Trimboli (Illustratrice per l'infanzia - Bari)
Skiantos (Gruppo musicale)
Lara Maroni per Storie di Note (Agenzia di Promozioni Musicali)
Ass. Mus. Municipale Balcanica
Gianni Lucini (Giornalista e critico musicale)
Mama Roots band (Gruppo musicale- Brindisi)
Punkreas
Don Pasta
Nando Citarella e i Tamburi del Vesuvio
Locusta Booking Agency
Enrico Capuano
Punkadeka - Webzine
"Barletta"+ Orkestra Internazionalista
Ivano Fiore e i 70123 (Gruppo Musicale)
Crifiu- Rock in Sud
Biscazulù
Sergio Vacca (Cantautore)
Stefania Ormas (Pittrice - Barletta)
Doriana Doronza (Barletta)
Angelo Pantaleo (Tom Tom Studio - Bari)
Giorgio Arlorio (sceneggiatore)
Carlo Luglio (regista /napoli)
Pippo Di Marca (regista teatrale)
Roberto Giannarelli (regista cinema e televisione)
Pierpaolo Andriani (sceneggiatore)
Wilma Labate (regista)
Grabriele Trama (redazione aprile)

[...]

http://www.basilicatanooil.blogspot.com/

sabato 29 marzo 2008

Il mondo alla rovescia



Ore 17.00 P.zza prefettura (Bari) "Il mondo alla rovescia" de "i Giovani della Sinistra Arcobaleno" with Nichi Vendola e Fausto Bertinotti. Al termine, concerto gratuito di Roy Paci & Aretuska.

Partecipate in numerosi...

Tornare X Scegliere


DIRITTO AL FUTURO.
APPELLO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI LUCANI FUORI SEDE A FARE UNA SCELTA DI PARTE: VOTARE LA SINISTRA – L’ARCOBALENO

Non abbiamo dimenticato la Basilicata, anzi a volte abbiamo l’illusione che le nostre esperienze possano dare qualcosa alla nostra terra. Abbiamo deciso di emigrare non per abbandonare, ma per scoprire nuovi posti, nuove facce e nuove vite. Vediamo la Basilicata come una terra che non può più restare sospesa tra un orizzonte nuovo e lo sprofondare negli abissi affaristici e clientelari; il tempo è scaduto e bisogna scegliere. Il 13-14 aprile abbiamo deciso di fare una scelta di parte, per noi e per la nostra terra, votando la Sinistra – l’Arcobaleno. Vogliamo che in futuro ci sia la possibilità di scegliere se andare, restare, o tornare. Il nostro voto sarà contro le clientele, per dare ai giovani la possibilità di scegliere. La nostra domanda di futuro e speranza crediamo che sia la stessa domanda dei giovani che oggi abitano la Basilicata; le continue notizie di saccheggi devastanti mantengono la rabbia contro gli affarismi che sistematicamente bruciano tutto quello che c’è di buono al Sud. Ambiente devastato e vite precarie sono sempre più all’ordine del giorno, e la Basilicata non può più ritenersi immune dalle sorti che attanagliano i territori. Non ci siamo dimenticati delle lotte meravigliose per la terra e il lavoro che hanno attraversato i cuori di tutt* noi. Siamo conviti che l’originalità del nostro territorio, insieme alla Storia e ad un cambiamento culturale necessario, siano il luogo da dove deve partire un modello di progresso nuovo che rompa definitivamente con la cappa insostenibile culturale ed economica. Ci rivolgiamo a tutt* le/i giovani lucan* che oggi non vivono in Basilicata, o che pur studiando in Basilicata sono costretti alla precarietà a pochi km da casa, di tornare in massa il 13 e 14 Aprile per esercitare il proprio diritto al voto e il diritto collettivo al futuro votando la Sinistra – l’Arcobaleno, la bella differenza.

Studenti lucani fuori sede.
per aderire invia una email:

giovedì 27 marzo 2008

Morte operaio Melfi

ANSA) - POTENZA, 26 MAR - Un operaio - Domenico Monopoli, di 43 anni, di Cerignola (Foggia) - è morto stamani per le ferite riportate in seguito a una caduta da un soppalco, avvenuta mentre stava effettuando il turno di notte nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat. Monopoli era al lavoro nel reparto verniciatura quando - per cause in fase di accertamento - è caduto dal soppalco, da un'altezza di almeno quattro metri. Trasportato al pronto soccorso del San Giovanni di Dio di Melfi (Potenza), è stato trasferito nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Rionero in Vulture (Potenza) dove è morto intorno alle ore 10. La Procura della Repubblica di Melfi ha aperto un'inchiesta per accertare la dinamica dell'incidente


La Sinistra Arcobaleno della Basilicata ha evidenziato che "purtroppo l'elenco dei morti sul lavoro anche in Basilicata continua ad allungarsi. Nell'azienda più moderna d'Europa, nel giro di pochi mesi ci sono stati due morti, un infortunio grave ed altri di lieve entità. L'assunzione del tema della sicurezza quale azione prioritaria delle forze sindacali e della Sinistra, aveva portato, nei mesi scorsi il governo ad accelerare l'iter per l'approvazione del nuovo Testo Unico sulla Sicurezza. Purtroppo, questo ennesimo infortunio dimostra che il problema non è solo l'esistenza di leggi, quanto il loro rispetto nei luoghi di lavoro. La Giunta Regionale ed in primo luogo il Presidente De Filippo e l'assessorato competente, convochino la Sata e le organizzazioni sindacali per mettere in atto tutte le iniziative comuni finalizzate a ridurre e prevenire gli infortuni producendo atti e misure concrete in materia di sicurezza partendo da una valutazione puntuale delle cause alla base di questo aumento vertiginoso degli infortuni mortali". Per l'on.Angela Lombardi (Prc-Se), "é sconcertante quanto avvenuto stanotte alla Fiat-Sata di Melfi con l'incidente che ha provocato la morte di un operaio, Domenico Monopoli, un nuovo nome che si aggiunge alla lunga lista di omicidi sul lavoro che continua ad allungarsi in questi ultimi mesi. E' oramai evidente che quanto accade non può essere non legato alle sempre più pesanti condizioni di lavoro che, in nome della produttività, i padroni di Confindustria hanno già ottenuto e che continuano a pretendere. In questo quadro gli incidenti alla Fiat-Sata si stanno moltiplicando, le istituzioni governative non possono non affrontare subito e incisivamente la situazione, chiederemo al Ministro del Lavoro di occuparsene convocando immediatamente l'azienda e i sindacati. Anche le istituzioni regionali - ha concluso Lombardi - devono fare subito la loro parte, ricordiamo ad esempio, problema non secondario, che alla Fiat-Sata continua a non essere presente nessun medico sul turno di notte".

Io operaio sindacalista (Michele Passannante)

da Liberazione

Michele Passannante sa di avere un cognome ingombrante. «Compromettente, mi dicono in molti...». L'albero genealogico è proprio quello che porta alla famiglia di Giovanni Passannante, anarchico lucano che attentò alla vita di re Umberto I il 17 novembre del 1878 a Salerno. Con un coltellino. Il re rimase leggermente ferito a un braccio, Giovanni venne arrestato e torturato fino alla morte, il suo cranio e cervello furono esposti al Museo criminologico di Roma, sepolti solo l'anno scorso nel suo paese: nome originario Salvia, ribattezzata Savoia di Lucania dopo l'attentato. Famiglia perseguitata e dispersa. «In fuga da Salvia, alcuni dei Passannante si stabilirono a Vietri», racconta Michele parlando del suo paese in provincia di Potenza. Di qui, la discendenza e "l'ingombro" del cognome che magari non ha deciso niente nella storia che gli è capitata, ma... chissà.

Classe '72, operaio alla Fiat Sata di Melfi dal '97, attivista sindacale nello Slai Cobas fin da subito, eletto rappresentante sindacale unitario e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nel 2001, indagato con l'accusa di attività sovversiva a ottobre dell'anno scorso, licenziato dall'azienda sulla base del solo avviso di garanzia. «Il rapporto fiduciario è venuto meno», gli hanno detto, quando all'indomani della perquisizione della Digos nella casa dove vive con la madre e la sorella a Vietri, Michele ha trovato i cancelli della fabbrica chiusi: non per tutti, solo per lui. Sospeso per sei giorni, poi licenziato, con la stessa motivazione. Le quattro ore di perquisizione hanno portato al sequestro di qualche volantino, lo statuto dei Cobas, nulla di più compromettente.

E' colpa del cognome?
In molti ci scherzano su. Io stesso lo faccio. E' un modo per reagire a quello che mi è successo. Sono assistito da due legali, ho fatto causa all'azienda: credevo che in Italia la giustizia fosse garantista. Non è così, se mi apostrofano come terrorista sulla base di un avviso di garanzia senza prove concrete. Ho chiesto di essere reintegrato, l'azienda vorrebbe monetizzare il mio licenziamento: vorrebbero pagarmi cinque anni di mensilità, poco più di mille euro al mese. E' una contraddizione: prima mi licenziano e poi sono disposti a pagare come per espiare una colpa, pur di non reintegrarmi. Non mi vendo, anche se da ottobre non percepisco uno stipendio. Non per fare l'eroe: so di essere totalmente estraneo ai fatti, so che sto pagando solo per il mio giusto impegno sindacale, vado avanti e attendo con speranza la sentenza del giudice, dovrebbe arrivare tra una decina di giorni.

La tua storia è simile a quella di altri operai, non solo a Melfi.

Sì, l'inchiesta dell'autunno scorso ha riguardato 25 operai da Milano a Palermo, da Roma a Ravenna. Alla Fiat di Melfi, oltre a me sono coinvolti altri quattro operai, tutti attivisti sindacali, tutti licenziati sulla base di un avviso di garanzia. Uno di loro, attivista della Cub, è stato licenziato per il solo fatto di aver fatto il nome di un capo reparto su un volantino. E' rappresaglia. E le origini di questa vendetta padronale risalgono a diversi anni fa.


Ti riferisci al noto blocco dei 21 giorni nel 2004? Quello delle cariche della polizia davanti ai cancelli della Sata, per intendersi?

Sì. Diverse vertenze e scioperi hanno portato a quella sollevazione. Io stesso, appena entrato in Fiat nel '97, con un contratto di formazione e lavoro di 24 mesi, ho partecipato da subito alle manifestazioni sindacali, mi sono iscritto allo Slai Cobas, sono stato eletto rsu ed rsl nel 2001, per tre anni, il mandato l'ho terminato poco prima del blocco del 2004. C'era tanto da fare: stabilimento nuovo, coscienza operaia pari a zero, tutto da costruire. Ci siamo riusciti, grazie alla collaborazione con la Fiom-Cgil, non con gli altri sindacati, più collaborativi con l'azienda. Lo sciopero di quattro anni ha portato a dei risultati: l'eliminazione della doppia battuta che vuol dire due settimane dello stesso turno di lavoro, anche se notturno. E poi, anche se in maniera dilazionata nel tempo, abbiamo ottenuto una certa equiparazione della retribuzione a quella degli operai degli altri stabilimenti Fiat. Abbiamo chiesto la quattordicesima: in questo caso però abbiamo ottenuto solo un accantonamento dallo stipendio di 20 euro al mese, che prendiamo tutti insieme a luglio: fanno 240 euro. Dopo quella protesta, si attenuarono anche i provvedimenti disciplinari in fabbrica, ma solo nei successivi 12 mesi. L'azienda ha atteso che si calmassero le acque e poi si è riarmata alla grande cercando di portare dalla propria parte i lavoratori, con l'aiuto dei sindacati più "consenzienti".

In che modo?
Beh, ci sono state nuove assunzioni, fatte più sulla base di favoritismi e garanzie dal punto di vista della malleabilità o passività dei neo-assunti. Ci sono stati episodi di intimidazione nei confronti dei "più riottosi". L'azienda ha insomma cercato di ricompattarsi, di riprendere le redini della situazione. E ci è riuscita, a giudicare dall'esito delle elezioni per le rsu lo scorso anno. La Fiom ha perso tre rsu, l'equivalente di circa 300 voti. I Cobas sono scomparsi, neanche una rsu. Il primo sindacato alla Fiat Sata è la Uilm. Nonostante ciò, al referendum sul protocollo sul welfare hanno vinto i no, con quasi l'80 per cento.

Dentro, l'azienda cercava di ricompattarsi. Fuori, i pm erano già in azione. C'è un collegamento tra le due cose?
So che l'inchiesta giudiziaria è partita nel 2006. Quando sono arrivati a casa mia, il 16 ottobre scorso, non c'ero: ero al lavoro in fabbrica, in casa c'erano mia madre e mia sorella. Dalle sei del mattino alle dieci: quattro ore per sequestrare solo alcuni giornalini dell'autonomia sindacale e lo statuto dei Cobas. Se cercavano armi o bombe devono essere rimasti delusi. Poi sono venuti allo stabilimento e mi hanno notificato l'avviso di garanzia. Il giorno dopo, la sospensione dal lavoro per sei giorni, il 23 ottobre la lettera di licenziamento. Il ricorso, ora aspetto la sentenza del giudice. E pensare che non ho mai avuto problemi con la giustizia in passato...

Com'è il clima intorno a te e alla tua famiglia?
Chi mi conosce, in fabbrica e fuori, è rimasto incredulo. I media poi mi hanno dipinto come un mostro: "un Br alla catena di montaggio...". Fa male, se non hai fatto niente. Ho perso mio padre nel 2000, mia madre, che ha superato i 70, non l'ha presa bene, ma mi crede. Mia sorella pure: anche lei è metalmeccanica, ma in una realtà diversa dalla Fiat, lavora in una piccola azienda della zona industriale di Tito, pochi chilometri da Potenza. Tanta la solidarietà in paese, anche se da parte di chi non mi conosce bene è impossibile non notare una sorta di sospetto. Mi ha fatto piacere la solidarietà del partito.

Eri segretario del circolo del Prc di Vietri. Ti sei dimesso subito dopo l'avviso di garanzia.
Sì e mi sono dimesso anche dal sindacato. Ciò nonostante, apprezzo la decisione del partito di mettermi in lista, al sesto posto per la Camera. Non ci sono possibilità che venga eletto, ma apprezzo. Non sto passando un periodo facile, col marchio che mi hanno affibbiato avrò difficoltà a trovare un altro impiego se la Fiat non mi reintegra. Ma mi tengo occupato con la politica. La situazione qui non è rosea. Proprio oggi (ieri, ndr.), un'altro morto sul lavoro alla Fiat di Melfi, un operaio di 43 anni con famiglia. Non lo conoscevo ma la cosa non ha importanza. Il punto è che stanno facendo di tutto per far scomparire la sinistra dall'Italia e non so se queste tragedie riescano a scuotere gli animi delle persone. Con tutto che noi ci battiamo per chi non arriva alla fine del mese, dovremmo riscuotere molti più consensi nella società, dovremmo avere dalla nostra i metalmeccanici, i precari, chi è discriminato. Non è così, forse per colpa dei media. Sta a noi mobilitarci il più possibile per convincere chi non è tutelato.


27/03/2008